Che cos'è l'esoterismo

‘L’esoterismo è l’aspetto spirituale del Mondo, inaccessibile all’intelligenza cerebrale’ (R.A. Schwaller de Lubicz, Discorsi sull’esoterismo e sul simbolo).

Così l’egittologo ed alchimista francese definisce sinteticamente l’esoterismo, e al di là dell’apotegmaticità della definizione, mette in luce indubbiamente un punto importante: per entrare nell’universo esoterico bisogna abbandonare la logica dialettica a cui siamo normalmente abituati. 

Gli esoteristi (approccio operativo) sono spesso restii a fornire precise definizioni e delimitazioni del campo d’azione dell’esoterismo, in quanto questo è un problema che interessa maggiormente l’esoterologo, lo studioso di esoterismo (il primo esoterologo fu Platone), che analizza la sua storia, i suoi metodi, i suoi oggetti, il suo linguaggio. Molto spesso i due ruoli si sovrappongono, il che rappresenta la condizione ideale. L’esoterologo puro, infatti, corre il rischio di fermarsi all’aspetto esteriore dell’esoterismo, senza coglierne l’anima.

Consci di dover percorrere la ‘via più lunga’, essendo la più onorevole per l’Uomo (Platone, Repubblica, VI, 504 c), per dire ‘che cos’è’ l’esoterismo partiremo dalla sua etimologia e dalla nascita del termine.

In linea di massima qualsiasi etimologia tende a connettere “interno” con “esoterico” ed “esterno” con “essoterico”, il primo provenendo dal greco ‘eswterikóx: interno, interiore, rimandando così al concetto di insegnamento riservato poiché impartito all’interno di una scuola. 

La ‘Natura si nasconde all’interno’ sentenziava lo Pseudo-Democrito.
Molto interessante appare l’etimologia fornita da J. Marqués-Riviére che collega l’origine del termine al verbo greco ‘eiswqeo’, che significa far entrare, quindi “aprire una porta, offrire agli uomini la possibilità di penetrare nell'interiore attraverso l'esteriore; simbolicamente, è rivelare una verità nascosta, un senso occulto." L'esoterismo è "una dottrina segreta, un'iniziazione, una spiegazione del mondo rivelata in un contesto scelto, isolato dall'esterno e dalla moltitudine e spesso tramandata in forma orale” (Storia delle dottrine esoteriche). In questo modo si accosta l’etimologia greca di esoterismo a quella latina di iniziazione (initiare: introdurre).

“L'esoterismo nasce dall'assoluta conoscenza di chi ha osato per primo affrontare il peso della sapienza trafugandola agli antichi dei. All'alba della creazione l'uomo tradusse in conoscenze ciò che aveva captato dall'esterno. Durante la ricerca della ragione della propria vita il suo discernimento si svolse verso l'imponderabile, in quanto non poteva esistere soltanto il nulla. Tutto gli apparve improvvisamente, per trasmettersi dalla mente al cuore. Ogni percorso intrapreso portava l'uomo verso ricordi antecedenti: gli archetipi, solo apparentemente immobili, si manifestarono sotto forma di simboli tribali. 
Gli elementi avevano un'importanza fondamentale e la loro energia veniva impiegata quale legame con il tutto rappresentato dall'universo. L'essere umano, soggetto alla grande opera divina, fu testimone di una spiritualizzazione progressiva, non diffusa alle masse ma riservata ad una ristretta e prescelta casta iniziatica. Da ciò si deduce che l'esoterismo è scaturito dalla parte più profonda dell'essere umano, restituendogli quel mondo che non poteva ricordare. Così, subito dopo le civilizzazioni preistoriche, si fece spazio alla luce dell'interiorità. Ogni interrogativo trovò un riscontro con l'inizio dei culti sacrali e delle varie manifestazioni misteriche. I grandi sacerdoti e i sommi capi detenevano il potere della conoscenza occulta, che esercitavano con grande segretezza, non condividendone con i profani che i frammenti indispensabili alla loro evoluzione. Solo chi dimostrava di essere degno di ricevere gli insegnamenti occulti veniva ammesso nella cerchia privilegiata di coloro che un giorno avrebbero guidato le tribù". (ivi)

Risuona nelle parole di questo studioso l’eco di quella philosophia perennis e di quel Tradizionalismo che attribuisce il fondamento di tutti gli esoterismi ad una metafisica divina indipendente da uomini e culture, eterna ed universale (perennialismo).  
“[esiste] un’antichissima sentenza che da teologi e legislatori trapassa in poeti e filosofi, senza che se ne sappia la prima fonte; essa ha con sé una fede ferma e indelebile e non solo nella storia e nella tradizione bensì anche nei riti e nei sacrifici, diffusa dapprima tra i Barbari e tra i Greci” (Plutarco, Iside e Osiride, 45). 

Ma il fondatore del Tradizionalismo in senso stretto fu René Guénon: “non esiste un vero e proprio campo profano al quale per natura apparterrebbe un certo genere di cose ma solo un punto di vista profano che è la conseguenza e il prodotto di una degenerazione che a sua volta dipende dal cammino discendente del ciclo umano e dal suo allontanamento graduale dallo stato primordiale […] Si potrebbe anche, riprendendo i termini che abbiamo impiegato altrove, parlare al tempo stesso di una trasmissione ‘verticale’ dal sovra-umano all’umano e di una trasmissione ‘orizzontale’attraverso gli stati o gli stadi successivi dell’umanità; la trasmissione verticale è essenzialmente ‘non-temporale’, quella orizzontale invece implica una successione cronologica. Aggiungiamo anche che la trasmissione verticale, che è tale quando la si considera come ‘partecipazione’ dell’umanità alle realtà dell’ordine primordiale, che infatti è garantita proprio dalla Tradizione in tutte le sue forme perché è così che l’umanità è posta in effettivo e cosciente rapporto con ciò che le è superiore. La trasmissione orizzontale, da parte sua, se la si considera risalendo il corso dei tempi diventa propriamente un ‘ritorno alle origini’ cioè una restaurazione dello ‘stato primordiale’ ” (Considerazioni sulla via iniziatica).

Esiste un punto di vista differente sul fondamento ultimo delle conoscenze esoteriche, vale a dire quello dei direttisti, i sostenitori della trasmissione diretta. Per loro è esoterico tutto ciò che si manifesta attraverso un’esperienza spirituale, mistica. Il criterio discriminante, pratico-operativo e soggettivo allo stesso tempo, è l’esperienza del risveglio, l’enstasi.  

Se il vedista o il teosofo sono tradizionalisti, lo yogi e il sufi sono direttisti

E’ evidente che non c’è contrapposizione assoluta tra le due visioni che al contrario si completano vicendevolmente.
Riguardo all’etimologia è curioso notare che nacque prima il termine “essoterico” (che possiamo considerare l’antonimo di esoterico)  e il primo ad utilizzarlo fu Aristotele nel 348 A.C. (Politica, VII, 1, 1323 a 22) volendo indicare con esso le sue riflessioni giovanili platonizzanti (andate per lo più perdute) in contrapposizione alle opere più mature, che egli chiama “acroamatica” (infatti come abbiamo detto il vocabolo ‘esoterico’ non esiste ancora). E, cosa ancor più importante, nessuno dei due termini possiede in quella fase il significato ‘occulto’ che gli attribuiamo oggi, ma unicamente un senso cronologico.

Luciano di Samosata nel 166 D.C. usa per la prima volta il termine ‘esoterico’ in una sua satira (Vendita di vite) per quanto alcuni ritengano che abbia potuto trarlo da dossografi anteriori come Dicearco o Adrasto.

Finalmente con Clemente Alessandrino, nel 208, emerge il significato esoterico del termine ‘esoterico’ (Stromata, V, cap. 9). L’aggettivo descrive una dottrina che ricorre a vari procedimenti di occultamento e contiene un insegnamento segreto e rigeneratore.

Piuttosto problematici risultano i tentativi di ripartire in gruppi le varie tipologie di esoterismo che si sono sviluppate nel corse dei secoli. Molto utile e schematica appare la classificazione degli esoterismi ‘morfologici’ proposta da P.Riffard (L’Esoterismo, Vol. I), che istituisce innanzitutto una distinzione in Arti e Scienze, idea onnipresente, le prime per lo più pratiche e le seconde teoriche:


Ciascuna di esse presenta al suo interno ulteriori rami: per es. nelle arti divinatorie ritroviamo le mantiche (divinazione mediata) e la veggenza (divinazione diretta); oppure nella scienza dei numeri si va dall’aritmosofia all’isopsefia. Naturalmente le varie discipline non vanno considerate in compartimenti stagni, in quanto le intersezioni sono evidenti ed inevitabili. 

Tra le discipline astrologiche per es. abbiamo la genetlialogia che si occupa della delineazione del carattere e della personalità di un individuo a partire dallo studio del suo Tema Natale. Tale studio determina spesso il riconoscimento di fattori destinici con evidenti ricadute biografiche, quindi l’astrologia genetliaca ha una componente ‘mantica’ (divinatoria). Il fatto si fa ancora più evidente allorquando si prenda in considerazione la previsione degli avvenimenti (per es. attraverso l’analisi dei transiti o delle direzioni).

2 commenti:

  1. Un articolo veramente esauriente,credo che tu abbia veramente toccato i punti fondamentali sull'argomento.

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  2. Grazie Archeologia e Misteri, sei molto gentile :)
    Ho approfittato per correggere alcuni errori di ortografia e per rendere più leggibile la distinzione tra Arti e Scienze occulte.

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