I Versi d’oro di Pitagora

Si tratta di una delle grandi opere teoriche dell’esoterismo occidentale. 
L’insieme dei Versi d’oro fu redatto molto probabilmente nel III sec. D.C. sebbene i versi più antichi sarebbero stati raccolti in una composizione unica già nel I sec. A.C. Essi rappresentano una versione molto sintetica dell’insegnamento pitagorico che veniva impartito ai principianti della Scuola. 



Furono così denominati verosimilmente perché esprimevano concetti ‘luminosi’, cioè di consistenza aurica. Vengono attribuiti simbolicamente al Maestro Pitagora poiché racchiudono il suo pensiero, ma come è noto, nessuno scritto autentico ci è pervenuto di questo Saggio e si tratta chiaramente di una silloge tarda. 
Secondo alcune fonti, Pitagora, al pari del Buddha, di Socrate e di altre grandi figure, non avrebbe anzi scritto mai nulla; i precetti forniti, di impostazione moraleggiante, riguardano l’osservanza degli obblighi religiosi e dei doveri naturali, la vigilanza sulle passioni, la moderazione, la sopportazione dei dolori, la distanza dagli eccessi, l’equilibrata cura del corpo.


  1. In primo luogo onora gli Dèi immortali secondo il rango loro assegnato dalla legge.
  2. Venera anche il giuramento. Poi onora gli eroi gloriosi
  3. e i demoni terrestri seguendo le prescrizioni della legge.
  4. Onora i tuoi genitori e tutti coloro che sono nati dalla tua parentela;
  5. E fra gli altri fatti amico di chiunque sia elevato per virtù.
  6. Cedi alle parole di dolcezza e alle imprese salutari.
  7. Non odiare l’amico per una colpa veniale,
  8. Nella misura in cui lo puoi: perché la possibilità abita presso la necessità.
  9. Sappi che è così. Quanto a quel che segue, abituati a padroneggiarlo:
  10. In primo luogo l’appetito e il sonno, poi la lussuria
  11. E l’ira.  Non commettere mai azioni vergognose: né con altri
  12. Né da solo; ma al di sopra di tutto rispetta te stesso.
  13. Poi osserva la giustizia, negli atti e nelle parole;
  14. E abituati a non agire in maniera irragionevole in nessuna circostanza.
  15. Ma sappi che tutti devono morire.
  16. Quanto alle ricchezze, esercitati nello stesso modo a conquistarle e a perderle.
  17. E se di tutta la sofferenza che i mortali soffrono a causa dei Divini destini,
  18. Ne ricevi una parte, sopportalo e non ti indignare.
  19. Ti spetta di rimediarvi nella misura del tuo potere: ma ricorda:
  20. Agli uomini dabbene il Destino non invia queste sventure.
  21. Molte aspirazioni, basse o virtuose, sorgono negli uomini:
  22. Non stupirtene e non permetterti
  23. Di allontanartene. Allo stesso modo, se senti proferire qualche menzogna,
  24. Mantieni la tua dolcezza. E quello che ti sto per dire, osservalo in tutte le circostanze:
  25. Che nessuno, né nelle parole né nelle azioni, ti induca
  26. a fare o a dire ciò che non ti è in sommo grado favorevole.
  27. Decidi prima di agire, in modo da evitare cose irragionevoli;
  28. E’ proprio dell’uomo debole fare e dire sciocchezze;
  29. Ma tu agisci in modo da non dolertene più tardi.
  30. Non fare niente che non conosci, ma impara
  31. Tutto ciò che è importante e vivrai una vita felice.
  32. Non bisogna nemmeno trascurare la salute del corpo;
  33. Sii misurato nel bere, nel mangiare e nell’esercizio.
  34. Io chiamo misura ciò che non porta dolore.
  35. Abituati a condurre un’esistenza pura, esente da mollezze;
  36. E guardati dal fare tutto ciò che procura invidia.
  37. Non spendere sconsideratamente, come colui che ignora la Bellezza;
  38. Non essere nemmeno avaro: in ogni cosa la misura è quanto v’è di meglio.
  39. Fa ciò che non ti nuocerà, e rifletti prima di agire.
  40. Non accogliere il sonno nei tuoi occhi stanchi
  41. Prima di aver esaminato tutte le tue azioni della giornata;
  42. In che cosa ho sbagliato? Che cosa ho fatto? Quale dei miei doveri ho trascurato?
  43. Ripercorri tutte le tue azioni cominciando dalla prima; e poi,
  44. Se hai commesso delle bassezze, punisciti; se hai agito virtuosamente, rallegrati.
  45. Applica a te stesso questi precetti, meditali; bisogna che li ami;
  46. Essi ti metteranno sulle tracce della virtù divina.
  47. Sì, attraverso colui che ha trasmesso alla nostra anima la Tetrade,
  48. Fonte della natura eterna. Ma applicati al tuo compito
  49. Dopo aver pregato gli dèi di portarlo a termine. In possesso di questi insegnamenti
  50. Conoscerai la natura degli dèi immortali e degli uomini mortali,
  51. Saprai in che cosa gli esseri sono separati e in che cosa uniti;
  52. Saprai anche, nella misura in cui è giustizia, che la Natura è in tutto simile a se stessa,
  53. In modo che non spererai più l’insperabile e niente ti sarà più nascosto.
  54. Saprai che gli uomini sventurati hanno i mali che hanno scelto,
  55. Essi che non vedono i beni che hanno presso di sé.
  56. Né li intendono; pochi di essi sanno liberarsi dei loro mali.
  57. Tale è il destino che svia gli spiriti dei mortali; come dei cilindri,
  58. Essi rotolano di qua e di là carichi di mali innumerevoli.
  59. Perché la Discordia, sinistra compagna, a loro insaputa li fuorvia,
  60. Ella che è loro congeniale: non bisogna provocarla, ma fuggire colui che soccombe ad essa.
  61. O Zeus, padre nostro, tu libereresti gli uomini da molti mali
  62. Se mostrassi a ognuno il demone che è a suo servizio.
  63. Ma tu, fatti coraggio perché i mortali sono una razza divina,
  64. Essi ai quali la Natura sacra e rivelatrice mostra tutte le cose.
  65. Se tu parteciperai di queste rivelazioni, ti impadronirai dei miei precetti
  66. E, avendo guarito la tua anima, la libererai dai mali.
  67. Ma astieniti dagli alimenti dei quali abbiamo parlato, nella purificazione
  68. E nella liberazione dell’anima, medita su ogni cosa esercitando il tuo giudizio.
  69. E prendendo come cocchiere la perfetta Intelligenza superiore.
  70. Se, abbandonando il corpo, diventerai libero etere,
  71. Sarai immortale, dio incorruttibile, libero per sempre dalla morte.

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