Eternità

   Cooper torse la bocca, mentre Harlan pensava: "Questo ragazzo studia Ingegneria Temporale. Perché devo stare a sgolarmi e fare per di più la figura dello stupido?"Perciò smise di spiegare, restando immobile a guardare Cooper che, coi baffi spioventi sulla bocca, somigliava all'unica fotografia esistente di Mallansohn, l'inventore del Campo Temporale. Gli Eterni avevano battezzato quei baffi "il pelo di Mallansohn", anche se la foto era piuttosto sfocata e i particolari non si distinguevano. Gli occhi di Cooper erano fissi sullo schermo su cui passavano velocemente i numeri dei secoli.
   "Fin dove arriva il pozzo?" domandò. 
   "Non te l'hanno insegnato?"
   "Non se ne parla nemmeno." 
   "L'Eternità non ha fine; questo pozzo continua per sempre
   "Tu, fin dove sei arrivato?"

   "Quello di oggi è il punto più avanzato che abbia finora raggiunto. Twissell è arrivato fino al 50.000esimo secolo." 
   "Caspita!" 
   "Roba da ridere. Alcuni Eterni sono arrivati al 150.000esimo secolo."
   "E com'è?" 
   "C'è vita, ma non c'è più traccia dell'umanità".
   "Perché? Sono tutti morti, gli uomini?" 
   "Non credo che lo sappia nessuno con esattezza."
   "E non si può fare niente per saperlo?" 
   "Be', dal 70.000esimo in avanti..." cominciò Harlan, che però si interruppe subito. Poi disse "Oh, ne ho abbastanza! Cambiamo argomento."
   Se c'era un argomento su cui gli Eterni erano superstiziosi era quello che riguardava i secoli nascosti, cioè dal settantamillesimo al centocinquantamillesimo. Se ne parlava rarissimamente, e solo grazie ai rapporti che lo legavano a Twissell Harlan ne sapeva qualcosa: gli Eterni non potevano entrare in nessuno di quei secoli. Le porte fra Eternità e Tempo erano invalicabili, ma nessuno sapeva il perché. [...] 
   "Che succede all'Eternità dopo il 150.000esimo secolo?" chiese Cooper. 
   Harlan sospirò, constatando che l'altro non intendeva cambiare discorso. "Niente" rispose. "Ci sono le Sezioni, ma senza Eterni dopo il 70.000esimo. Le Sezioni continueranno per milioni di secoli, anche dopo che la vita sarà estinta, anche dopo che il sole sarà diventato una nova. L'Eternità non ha fine, per questo si chiama così." 
   "Ah, allora il sole diventerà davvero una nova?" 
   "Ma certo! Se così non fosse l'Eternità non esisterebbe. Nova Sol è la nostra fonte di energia. Hai idea di quanta ne occorra per attuare un Campo Temporale? Il primo campo sperimentato da Mallansohn aveva un raggio di due secondi, dall'estremità futura a quella passata, e ci sarebbe entrata a malapena una capocchia di fiammifero; eppure richiese tutta l'energia prodotta in una giornata da una centrale atomica. Occorsero un centinaio d'anni per ottenere un sottilissimo Campo Temporale esteso quel tanto da afferrare l'energia irradiata dalla nova; solo allora si poté realizzare un campo grande abbastanza da contenere un uomo".

Isaac Asimov, La fine dell'eternità, pag. 43-45, Oscar Mondadori 523

Per il Tempo! La data della Fine del Mondo che ho calcolato con Solex (vedi http://www.ternario.net/2012/04/vi-presento-la-vera-fine-del-mondo.html#more) appartiene solo al 242° secolo!

Mi sembra evidente che si tratta di un pronostico piuttosto pessimistico :D




2 commenti:

  1. Mr. Balinas, direi stimolante lo stralcio di Isaac Asimov che spiega sé stesso con questa frase:

    « Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »

    Ecco un intelletto di alto quoziente alle prese con l'eternità, impresa superlativa nel vano intento di sondare un pozzo senza fondo e cercare di spiegarlo al ragazzo che studia Ingegneria Temporale che è lui allo specchio, appunto, e che non lo molla. Ma infine gli sembra di trovare un'escamotage.

    "Ah, allora il sole diventerà davvero una nova?"
    "Ma certo! Se così non fosse l'Eternità non esisterebbe.

    "Eternità" di Asimov mi collega al libro di Gregory Batenson, "Verso un'ecologia della mente", ediz. Adelphi.

    Cosa si intende per "ecologia della mente"?

    Batenson così spiega l' “ecologia della mente”:

    « Alla radice vi è la nozione che le idee sono interdipendenti, interagiscono, che le idee vivono e muoiono. Le idee che muoiono, muoiono perché non si armonizzano con le altre. E' una sorta di intrico complicato, vivo, che lotta e collabora, simile a quello che si trova nelle boschi di montagna, composto dagli alberi, dalle varie piante e dagli animali che vivono lì - un'ecologia, appunto. ».

    Più da vicino il dialogo citato di Isaac Asimov è un metalogo di cui parla, appunto, Batenson nel suo libro sopra citato, che così lo spiega:

    Un metalogo è una conversazione su un argomento problematico. Questa conversazione dovrebbe essere tale da rendere rilevanti non solo gli interventi dei partecipanti, ma la struttura stessa dell’intero dibattito. Si tratta dunque una conversazione che possiede questa doppia rilevanza.

    Il metalogo che segue riguarda la conversazione di un padre (ovviamente Bateson stesso) con la figlia ed ha per titolo “Quante cose sai?”.

    Figlia- Papà, quante cose sai?
    Padre - Eh? Uhm... so circa un chilo di cose.
    F.- Non dire sciocchezze. Un chilo di quali cose? Ti sto chiedendo davvero quante cose sai.
    P.- Be’, il mio cervello pesa circa un chilo e penso di usarne circa un quarto... Quindi diciamo due etti e mezzo.
    F.- Ma tu sai più cose del papà di Johnny? Sai più cose di me?
    P.- Uhm... una volta conoscevo un ragazzino in Inghilterra che chiese a suo padre: « I padri sanno sempre più cose dei figli? » e il padre rispose: « Sì ». Poi il ragazzino chiese: « Papà, chi ha inventato la macchina a vapore? » e il padre: « James Watt ». E allora il figlio gli ribatte: « Ma perché non l’ha inventata il padre di James Watt? ».
    F.- Lo so. Io so più cose di quel ragazzo, perché so perché il padre di James Watt non l’ha inventata. È perché prima qualcun altro doveva inventare qualcos’altro prima che chiunque potesse fare una macchina a vapore. Voglio dire... non so... ma ci voleva qualcuno che scoprisse la benzina prima che qualcuno potesse costruire un motore.
    P.- Sì... questa è la differenza. Cioè, voglio dire che il sapere è come tutto intrecciato insieme, o intessuto, come una stoffa, e ciascun pezzo di sapere è significativo o utile solo in virtù degli altri pezzi, e...
    F.- Pensi che si dovrebbe misurare in metri?
    P. No, direi di no.
    F. Ma le stoffe si comprano a metro.
    P.- Sì, ma non volevo dire che è una stoffa. È solo come stoffa... e certamente non sarebbe piatto come stoffa... ma avrebbe tre dimensioni... forse quattro dimensioni.
    F.- Che cosa vuol dire, papà?
    P.- Non so, veramente, tesoro. Stavo solo cercando di riflettere.

    È stato un vero piacere sviluppare il tema da lei proposto, amico mio se me lo permette.

    Cordialità,
    Gaetano Barbella

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  2. Grazie Gaetano per le interessanti considerazioni, con la dottissima citazione dell'eclettico Bateson, genio contemporaneo :)

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