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Introduzione alla vaccinologia

Si ritiene che in India e in Cina venisse praticata qualche forma di inoculazione vaccinale già prima del XVI secolo (Lombard, 2007). Lo studioso Ole Lund riferisce a tal proposito: “I primi esempi documentati di variolizzazione provengono dalla Cina e dall’India del XVII secolo, dove si praticava l’inoculazione di materiale estratto dalle croste di soggetti affetti da vaiolo in soggetti sani allo scopo di prevenire la malattia. Il vaiolo fu un’importante causa di morte per parecchi secoli, basti pensare che nel XVIII secolo fu responsabile dell’8-20 % di tutte le morti in numerosi Paesi europei. Probabilmente la pratica di “vaccinare” fu ideata però in India nel 1000 A.C.” (Lund, 2005).
Addirittura in un testo ayurvedico, il Sact’eya Grantham, si fa riferimento alla pratica dell’inoculazione a scopo vaccinale (Chaumeton, 1822).
La pratica della variolizzazione, cioè dell’inoculazione, nel soggetto da immunizzare, di materiale prelevato da lesioni vaiolose, fu introdotta in Inghilterra grazie all’opera di Lady Mary Montagu (che la apprese in Turchia), moglie di un ambasciatore britannico in Turchia, la quale suscitò interesse e fece scalpore facendo inoculare i propri figli; tuttavia tale pratica rimase di eccezionale applicazione fino a quando Emmanuel Timoni propose alla Royal Society nel 1724 un articolo contenente la descrizione scientifica della variolizzazione (Henricy, 1796).
Il problema della variolizzazione (in sostanza l’antenato della moderna vaccinazione) era che la somministrazione di virus vaioloso vivo poneva seriamente a repentaglio la vita del soggetto: sebbene la mortalità si aggirasse intorno al 10% di quella attribuibile al vaiolo contratto per la via ordinaria, non si può certo dire che fosse trascurabile. Inoltre, fino alla guarigione, il soggetto era portatore del vaiolo e contagioso per tutti coloro che non fossero immuni dalla malattia.
La vera rivoluzione messa in atto da Edward Jenner nell’ultimo decennio del XVIII secolo risiede nell’idea di utilizzare per l’immunizzazione materiale proveniente da lesioni del vaiolo bovino (cow-pox) anziché umano (smallpox). Il vaiolo bovino può colpire anche l’essere umano, ma lo fa in maniera molto più lieve rispetto allo smallpox. Ad una mungitrice di mucche che aveva contratto il vaiolo bovino, egli estrasse il siero dalle pustole presenti sulle mani e lo inoculò in un bambino di 8 anni  attraverso due incisioni sul braccio. Sei settimane più tardi, Jenner infettò il bambino  con il virus del vaiolo umano: il bambino non contrasse la malattia. Questo dimostrava che la sua ipotesi era corretta.
Il metodo fu denominato ‘vaccinazione’ proprio perché il siero utilizzato era di origine vaccina.
Da allora sono passati oltre duecento anni, durante i quali la vaccinazione contro il vaiolo, pur con alti e bassi, ha condotto alla completa eradicazione della malattia: l’ultimo caso di trasmissione naturale di vaiolo nel mondo si è verificato in Somalia nell’ottobre 1977. La malattia è stata dichiarata globalmente eradicata (unico caso a tutt’oggi se si eccettua la peste bovina eradicata nel 2011 ma che non colpisce l’essere umano) due anni più tardi, notizia poi ufficialmente confermata nel maggio 1980 dall’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA). (Manuale per il controllo delle malattie trasmissibili, American Public Health Association, 18esima edizione, pag. 723).


Libro su Jenner

Il metodo fu denominato ‘vaccinazione’ proprio perché il siero utilizzato era di origine vaccina.
Da allora sono passati oltre duecento anni, durante i quali la vaccinazione contro il vaiolo, pur con alti e bassi, ha condotto alla completa eradicazione della malattia: l’ultimo caso di trasmissione naturale di vaiolo nel mondo si è verificato in Somalia nell’ottobre 1977. La malattia è stata dichiarata globalmente eradicata (unico caso a tutt’oggi se si eccettua la peste bovina eradicata nel 2011 ma che non colpisce l’essere umano) due anni più tardi, notizia poi ufficialmente confermata nel maggio 1980 dall’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA). (Manuale per il controllo delle malattie trasmissibili, American Public Health Association, 18esima edizione, pag. 723).

Decisivi passi avanti nella creazione di vaccini furono realizzati grazie al lavoro di Louis Pasteur un secolo più tardi. Mentre Jenner si avvalse di un virus ‘naturalmente’ attenuato (il vaiolo bovino) per l’immunizzazione, Pasteur riuscì a trovare il metodo per attenuare artificialmente i microrganismi, in modo da rendere la tecnica della vaccinazione virtualmente estendibile a qualsivoglia agente patogeno. Inizialmente partì con il colera dei polli (Ullmann, 2007), poi passò all’antrace e infine giunse a creare il primo vaccino antirabbico ad uso umano guarendo un bambino di 9 anni (Trueman C. "Louis Pasteur". HistoryLearningSite.co.uk.). 
Pasteur

Il terzo memorabile passaggio nella storia delle vaccinazioni è senza dubbio la preparazione, negli anni ’50 del secolo scorso, di due vaccini contro la poliomielite: il primo creato da Salk e Younger nel 1954 (IPV) attraverso l’inattivazione chimica con formaldeide del virus coltivato su rene di scimmia; pochi anni più tardi Sabin sviluppò un vaccino completamente diverso che utilizzava ceppi di virus polio attenuati e da somministrare per bocca (OPV) (Bartolozzi, Manuale delle  vaccinazioni, pag.185, 2006.) 
La vaccinazione anti-polio si è diffusa così capillarmente nel mondo occidentale che la poliomielite da virus selvaggio è stata completamente eliminata nella maggior parte dei Paesi. Tuttavia non abbiamo  ancora ottenuto l’eradicazione globale della malattia nonostante gli straordinari successi finora riportati: siamo passati dalle decine di migliaia di casi annuali ai soli 406 casi al livello mondiale registrati nel 2013 (http://www.polioeradication.org/Dataandmonitoring/Poliothisweek.aspx).

Negli ultimi 30 anni la preparazione di nuovi vaccini ha avuto una notevole accelerazione tant’è che è stato sviluppato un vaccino ogni anno.

P.S.: se qualcuno è interessato a conoscere le fonti bibliografiche per esteso, può contattarmi!

Leggende metropolitane e fraintendimenti sull'HIV e sull'AIDS


II Parte

L’HIV non è la causa dell’AIDS
C’è un ampio consenso scientifico sul fatto che l’HIV sia la causa dell’AIDS, tuttavia qualcuno continua a contestare questo dato di fatto, per es. il biologo Peter Duesberg, il biochimico David Rasnick, la giornalista Celia Farber, lo scrittore Tom Bethell, Philip E. Johnson. (Qualche scienziato che aveva inizialmente abbracciato le tesi negazioniste si è poi ricreduto, tra cui il fisiologo Robert Root-Bernstein e Joseph Sonnabend).

La patogenesi dell’infezione da HIV è piuttosto chiara anche se alcuni punti rimangono tuttora oscuri. Bisogna ammettere però che una perfetta comprensione dei meccanismi patogenetici di una malattia non è un prerequisito indispensabile per l’accertamento del fattore eziologico. Spesso è accaduto che un agente infettivo sia stato riconosciuto con certezza come fattore causale di una patologia molto prima che il meccanismo patogenetico venisse delucidato.

Dal momento che le ricerche sui meccanismi patogenetici sono complesse da effettuare allorquando non è disponibile un valido modello animale, le precise modalità con cui un agente patogeno infligge i suoi danni non sempre sono chiare (come nel caso per es. della tubercolosi e dell’epatite B), anche se la causa della malattia è accertata.


AIDS denialism





L’AZT e gli altri farmaci antiretrovirali causano l’AIDS, non l’HIV

La maggior parte dei soggetti affetti da AIDS non ha mai assunto farmaci antiretrovirali, e purtroppo, a tutt’oggi, solo una piccola percentuale dei malati che risiedono nei Paesi in via di sviluppo ha accesso a questi medicamenti (UNAIDS, 2003).

Leggende metropolitane e fraintendimenti sull'HIV e sull'AIDS

I Parte


L'infezione da HIV è un problema che riguarda milioni di persone. L'AIDS è una malattia a diffusione pandemica.
A tutto il 2011,  secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) c'erano 34 milioni di persone sieropositive con 2,5 milioni di nuove infezioni nel corso del 2011 (
http://www.who.int/hiv/data/2012_epi_core_en.png ).

Ci sono numerose leggende e luoghi comuni inerenti questo virus, proviamo ad analizzarle nel dettaglio.

HIV è sinonimo di AIDS
HIV sta per virus dell'immunodeficienza umana ed è la causa dell'AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). Non tutte le persone sieropositive all'HIV sono affette da AIDS dal momento che il virus può rimanere nell'organismo in uno stato latente per parecchi anni.

Normalmente l'infezione da HIV, se lasciata a sé stessa, nel corso degli anni tende a progredire in AIDS; tuttavia un corretto trattamento può ritardare di molto o impedire del tutto la 'transizione'.

In sintesi, si considera una persona affetta da AIDS quando si riscontra in un soggetto sieropositivo almeno una delle seguenti condizioni:
                   conteggio di linfociti CD4+ < 200/μL o linfociti CD4+ < 14 %
                   il soggetto viene colpito da almeno una patologia AIDS-correlata tra le 26 ufficialmente elencate. [CDC, MMWR, December 18, 1992/ 41(RR-17)].

L'HIV si diffonde mediante contatti casuali con persone sieropositive
Non è possibile infettarsi con l'HIV tramite i contatti sociali a scuola, sul posto di lavoro o su di un mezzo di trasporto. Non ci si infetta stringendo la mano, baciando, usando lo stesso bagno,  bevendo nello stesso bicchiere di un soggetto sieropositivo e nemmeno se questi tossisce o  starnutisce. (Madhok R et al., Lancet, 1986; Courville TM e al., Clinical Pediatrics, 1998).

Interferenti endocrini


Gli interferenti endocrini (IE) sono sostanze chimiche principalmente di origine artificiale che interagiscono con il nostro sistema endocrino legandosi ai recettori di svariati ormoni.  In tal modo essi generano artificiosamente delle risposte anomale nell’organismo con cui entrano in contatto ed è ormai appurato che possono svolgere un effetto nocivo sulla salute umana[1].

Recettori ormonali

La lista di IE è lunga e sempre in corso di aggiornamento: si annoverano, tra i più noti:


Bisfenolo A (BPA)
Diclorodifeniltricloroetano (DDT)
Policlorobifenili (PCB)
Polibromodifenileteri (PBDE)
Dietilesilftalato (DEHP)
Acido perfluoroottanoico sale ammonico (PFOA) 


Allo scopo di informare il cittadino e aiutarlo a proteggersi, Il Ministero dell’Ambiente ha stilato un decalogo contenente semplici norme comportamentali che possono aiutare a ridurre l’esposizione agli IE; nel documento sono inoltre presenti delle schede che forniscono informazioni dettagliate su singoli contaminanti.





[1] ^ "Executive Summary" (PDF). Global assessment of the state-of-the-science of endocrine disruptors. International Programme on Chemical Safety, World Health Organization. 2002. Retrieved 2007-02-28. 





E' utile assumere integratori vitaminici? - Pauling e l'elisir di lunga vita


Le vitamine sono la quintessenza della vita?

L'importanza di queste molecole è ormai assodata da decenni.
Una dieta bilanciata riuscirebbe a soddisfare, secondo gli attuali standard scientifici, le esigenze quali-quantitative del nostro organismo.

Secondo alcuni scienziati, tuttavia, le razioni giornaliere raccomandate sarebbero troppo basse, o meglio sarebbero appena sufficienti per evitare la condizione di carenza (ipovitaminosi).

Un'esempio celebre è rappresentato da Linus Pauling, chimico americano, uno dei pochi ad essere stato insignito di ben due Premi Nobel (Chimica 1954, Pace 1962).
Nel corso della sua carriera ha condotto ricerche fondamentali che hanno chiarito la natura del legame chimico (la famosa scala di elettronegatività ha preso il suo nome) e la struttura secondaria delle proteine e di altre molecole complesse.

Ad un certo punto della sua vita sviluppò un particolare interesse anche per la biochimica alimentare e dai suoi studi prese origine la cosiddetta medicina ortomolecolare, a causa della quale entrò progressivamente in contrasto con l'ortodossia scientifica.

Il principio fondamentale di questa controversa visione dietetica è che la maggior parte delle patologie cardiovascolari, neoplastiche e infettive potrebbero essere prevenute e a volte trattate adottando un particolare stile di vita e un regime alimentare che prevede sostanzialmente megadosi di vitamine ridotta assunzione di zuccheri.

Supplementi vitaminici

Questi sono i punti fondamentali del suo sistema (tratti da How to Live Longer and Feel Better ):